Il crollo dei prezzi sui campi “raffredda” gli alimentari
Il “caro-benzina” mantiene alta l’inflazione a luglio (più 2,7 per cento) e pesa come un fardello sugli agricoltori, aumentando sensibilmente i costi di produzione per le imprese. Nonostante questo, nel corso del mese i prezzi degli alimentari hanno cominciato a “raffreddarsi”, calando dello 0,8 per cento su base congiunturale e attestandosi al più 2,3 per cento sull’anno (in netta decelerazione dal più 3 per cento di giugno).
Merito soprattutto dell’andamento dei prodotti non lavorati, che sono diminuiti del 2,6 per cento su base mensile, principalmente per effetto del calo drastico dei prezzi di frutta (meno 11,4 per cento) e vegetali (meno 5,5 per cento). Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando le stime diffuse oggi dall’Istat.
L’agricoltura, quindi, contribuisce a contenere la “corsa” degli alimentari e tiene stabile l’inflazione -spiega la Cia- facendo da contrappeso all’ennesimo aumento delle quotazioni di energetici e trasporti. E tutto mentre il settore vive un momento di fortissima crisi, con prezzi sui campi non remunerativi (proprio i listini dell’ortofrutta sono crollati all’origine del 20 per cento in media) e con costi di produzione record, frutto del “boom” del gasolio agricolo (più 17 per cento a luglio).
Finora, però, la lieve flessione dei prezzi alimentari non ha aiutato i consumi a risalire la china. Il carrello della spesa degli italiani resta vuoto -conclude la Cia- con riduzioni significative per frutta e agrumi (meno 8,7 per cento), pesce (meno 7,5 per cento), latte e formaggi (meno 6,3 per cento) e carne bovina (meno 5,1 per cento).
Roma, 29 luglio 2011



