Mondo Agricoltura

Costi, oneri, burocrazia: imprese agricole Ko

La Cia denuncia una situazione molto pesante aggravata dalla mancata proroga della fiscalizzazione e dall’abolizione del “bonus gasolio” per le serre.

Dal 2000 ad oggi è stata una crescita continua e oltre 500 mila aziende sono state costrette a chiudere i battenti. Nel primo semestre del 2010 si registra un aumento complessivo che supera il 15 per cento rispetto al 2009. Indispensabili immediati e straordinari interventi per sostenere i produttori oggi in grande affanno.
 
Ormai siamo in presenza di un fardello assolutamente insostenibile. I costi per le imprese agricole hanno raggiunto livelli record. Tra mezzi di produzione (concimi, mangimi, sementi, antiparassitari, carburante), oneri contributivi e burocrazia è un gravame che rischia di mettere fuori mercato migliaia di aziende.

Negli ultimi dieci anni, dal 2000 ad oggi, abbiamo assistito a rincari considerevoli. Per alcuni prodotti i prezzi pagati dall’agricoltore sono cresciuti anche del 300 per cento.

Tra questi, soprattutto la “voce” energia, a causa dei continui rincari, negli ultimi mesi ha inciso in modo pesante sulla gestione imprenditoriale. Emblematica in questo senso è l’abolizione per le serre delle agevolazioni (la cosiddetta “accisa zero”) sul gasolio agricolo che ha fatto crescere enormemente le spese aziendali.

Solo nel primo semestre dell’anno in corso, si è registrata una crescita complessiva che supera il 15 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009. Il grido d’allarme viene dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che rinnova la sua vibrante richiesta affinché vengano prese immediate e straordinarie misure per fronteggiare una situazione critica e resa ancora più difficile dalla fine (31 luglio scorso) della fiscalizzazione degli oneri sociali.

Un quadro drammatico che, sommato al crollo dei prezzi sui campi, diventa esplosivo e rischia -avverte la Cia- di trascinare nel baratro molti imprenditori che non riescono più a stare sul mercato.

Il campanello d’allarme è, d’altra parte, già suonato: la caduta verticale dei redditi, che nel 2009 sono stati tagliati di circa il 21 per cento. Non solo. Nell’ultimo decennio più di 500 mila imprese, anche sotto il peso di costi sempre più insostenibili e in mancanza di validi interventi, sono state costrette a chiudere.

Analizzando l’andamento dei costi produttivi nel solo mese di luglio 2010 si riscontra -fa notare la Cia- un incremento tra il 9 e il 10 per cento nei confronti dell’analogo periodo del 2009, con picchi del 26 per cento per il comparto degli ortaggi e del 24 per cento per la frutta, del 14 per cento per il latte e i suoi derivarti.

Attualmente i costi produttivi -rimarca la Cia- incidono nella gestione aziendale agricola, in media, tra il 60 e l’85 per cento. Solo nello scorso anno l’incremento è stato del 12 per cento.

E per quest’anno si prevede una crescita ancora sostenuta: tra il 13 e il 14 per cento. Un trend che si è confermato anche nel primo semestre 2010.

A questi incrementi, che negli ultimi anni hanno frenato l’attività imprenditoriale con un crescendo impressionante, si aggiungono anche gli oneri previdenziali (in poco meno di due anni sono cresciuti quasi del 30 per cento) e quelli di carattere burocratico.

In particolare, quelli contributivi faranno segnare ulteriori aumenti a causa, appunto, della mancata proroga della fiscalizzazione. Oneri pesanti che -conclude la Cia- si traducono in forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con incidenza negativa notevole sull’occupazione e la competitività. 
 
Roma, 8 settembre 2010

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