Mondo Agricoltura

“Ricetta” del San Michele per gli squali

L’ultimo numero della rivista “L’espresso” si è occupato del nuovo metodo messo a punto dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige che identifica l’origine, vegetale o animale, dello squalene contenuto nei prodotti cosmetici.

Una scoperta che si rivela molto importante per combattere le frodi commerciali, la pesca illegale e l’estinzione degli squali.

Lo squalene è utilizzato come adiuvante nei vaccini e sotto forma di derivato (squalano) come agente emolliente e idratante nei prodotti cosmetici.

E’ prodotto principalmente dall’olio di fegato di squali di profondità, appartenenti a specie spesso protette, a rischio di estinzione, che ogni anno vengono uccisi a migliaia solo per la produzione di questo idrocarburo.

Dal 2006 l’Unione Europea ha limitato la pesca di squali nel Nord Est Atlantico e dal 2008 le più importanti ditte cosmetiche internazionali hanno dichiarato di non utilizzare più squalano da fegato di squali ma di preferire l’alternativa vegetale.

Lo squalene può infatti essere prodotto anche dal distillato di olio d’oliva, anche se con rese molto basse e con processi molto lunghi e quindi a costi più alti.

Fino ad oggi le ditte cosmetiche non potevano verificare per via analitica se lo squalene in acquisto fosse di origine animale o vegetale. Il nuovo metodo sviluppato dai ricercatori del Centro Ricerca ed Innovazione dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige – Fondazione Edmund Mach rende possibile distinguere l’origine (animale o vegetale) di questo importante ingrediente.

Questo nuovo metodo analitico consentirà quindi di proteggere sia le ditte cosmetiche che i consumatori da frodi commerciali e promuoverà la produzione di squalene da olio d’oliva.

Inoltre contribuirà a limitare la pesca illegale di squali di profondità e a proteggerli dall’estinzione.
“Il metodo è basato sulla misura del rapporto tra isotopi stabili del carbonio (13C/12C) mediante spettrometria di massa isotopica interfacciata ad un analizzatore elementare e a un gas cromatografo. Sono stati analizzati 13 campioni autentici da olio d’oliva (provenienti da Spagna, Italia, Francia e Turchia) e 15 da olio di fegato di squalo (da Spagna, Portogallo, Giappone e Corea), rappresentativi dell’area di produzione dello squalene.

Il rapporto isotopico del carbonio è risultato molto più basso nello squalene da olio d’oliva rispetto che in quello da squalo.

Il metodo può essere utilizzato anche per determinare l’origine dello squalano presente nei prodotti cosmetici posti in vendita” spiega Federica Camin ricercatrice dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige.

S.Michele all’Adige, lunedì 6 settembre 2010

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